La piccola Amelìe

di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han Jin Kuang
2025, 75′
Nomination all’Oscar, ai Golden Globe e ai BAFTA 2026 come Miglior film d’animazione. Premio del pubblico al Festival di Annecy 2025

La piccola Amélie ci accompagna nei primi anni di vita di una bambina che cresce in Giappone, osservando ciò che la circonda con uno stupore assoluto. Per Amélie, il mondo è fatto di sensazioni nuove, di scoperte minime e decisive: l’acqua, la luce, i suoni, la presenza degli altri. Ogni esperienza contribuisce a costruire il suo rapporto con la realtà e con sé stessa.
È un racconto dell’infanzia visto dall’interno, dove il tempo non segue le regole degli adulti, ma quelle della percezione e della meraviglia. Con la profondità e l’intensità dei primi ricordi, quando tutto è ancora da nominare.

Al centro del racconto c’è la relazione tra Amélie e Nishio-san, un legame affettuoso che diventa ponte tra culture diverse e guida la protagonista nella scoperta dell’alterità, della fragilità e dell’emozione del crescere. La narrazione si sviluppa con grande delicatezza, privilegiando le sensazioni e le emozioni più che gli eventi, in un equilibrio poetico tra realtà e immaginazione.
Tratto dal romanzo Metafisica dei tubi di Amélie Nothomb, di cui conserva lo sguardo ironico e filosofico. Lo traduce in immagini animate con uno stile che mescola disegno artigianale e modelli 3D, colori saturi, linee morbide, silenzi che respirano. Vallade e Han Jin Kuang costruiscono un universo visivo in cui ogni emozione si porta addosso un colore, ogni sensazione diventa paesaggio. Il risultato è un film che non racconta l’infanzia: la fa vivere.

Perché vederlo insieme
Questa pellicola è un ottimo modo per parlare con i bambini:
_di come il mondo sia enorme e meraviglioso quando lo si vede per la prima volta
_del rapporto tra culture diverse e di quanto si possa imparare da chi è diverso da noi
_di cosa significhi perdere qualcuno che si ama, e di come quella perdita possa anche trasformarci
_dell’importanza di ogni piccola cosa: un sapore, un gesto, una carezza

Età consigliata
Dai 6–7 anni in su
Adatto anche a spettatori più grandi, per la sua dimensione poetica e riflessiva.

Temi sensibili
La relazione tra culture diverse può aprire conversazioni belle e profonde.
Un evento di perdita significativo, raccontato con grande delicatezza, senza mai essere brusco o traumatico.
Il confronto con la morte e la memoria, trattati in forma poetica e non esplicita. Un ritmo lento e contemplativo che invita alla riflessione e al dialogo dopo la visione.